venerdì 3 settembre 2010

9 - LA PRUDENZA DI NUCCIA

La prudenza, la giustizia, la fortezza e la temperanza sono chiamate virtù cardinali,perché tutte le altre virtù girano attorno ad esse (sono cardini, cerniere) e quindi da esse sono caratterizzate. Nuccia in tutti i suoi scritti non ha mai usato le parole “prudenza” e “temperanza”, mentre ha usato spesso le parole “giustizia” e “fortezza”. Eppure se scorriamo la sua vita e i suoi scritti emerge subito l’equilibrio emotivo, affettivo, comportamentale di Nuccia. Possiamo, quindi, affermare che lei viveva le virtù, anche quelle della prudenza e della temperanza, pur non nominandole.

LA PRUDENZA è la virtù che propone le vie, i mezzi e i modi per rispondere concretamente nelle varie situazioni all’Amore di Dio, che chiama l’uomo alla santità. E’ indirizzata soprattutto all’azione. La persona prudente è saggia e sa percepire i pericoli, evitare le tentazioni, cercare sempre la volontà di Dio. Essa dirige anche le stesse virtù teologali, indicando il modo del loro esercizio. E’ frutto del dono di Dio; molto spesso si identifica con il dono della sapienza, il primo dei doni dello Spirito Santo. Ma è anche virtù acquisita, mediante tanti atti prudenti. In Efesini 5,14 San Paolo ci ricorda: “Fate attenzione al modo come camminate, non da stolti, ma da prudenti, mettendo a profitto i tempi opportuni”.

Nuccia cercava sempre e in ogni modo di piacere a Gesù. Questo era per lei quasi un assillo: mai dispiacere quel Gesù che “amava alla follia”(parole che ripeteva spesso). Si impegnava costantemente a cercare quei modi di essere che costruivano la carità, la verità, la pace, la giustizia.

Perché l’amore di Dio trionfasse sempre nella sua vita e nella vita dei suoi amici abitualmente invocava lo Spirito Santo. “Se lo Spirito di Dio è in voi -dice Nuccia - avrete i mezzi necessari per mettervi alla sequela di Cristo e spargere ovunque semi di amore, di gioia, di speranza e di pace, per far crescere ciò che di buono avete ricevuto, per far conoscere a tutti la verità e l’amore, per praticare la giustizia, con la forza e la luce della testimonianza”(Messaggio del 2 novembre 1996). Purtroppo, continua Nuccia, “molti sono gli uomini di oggi che non conoscono questa Forza, lo Spirito Santo, o, se Lo conoscono, non Lo pensano mai, distratti come sono da tante preoccupazioni, assorbiti dal mondo, sbadati e incuranti delle sue premure, delle sue chiamate. Quindi è poco invocato e amato. E’ necessario riscoprirlo, perché è il Bene più grande che il mondo possa avere…E’una grande Forza che coinvolge tutti con la sua azione trasformante e si manifesta con segni e prodigi”(Messaggio sullo Spirito Santo).



Cosi Nuccia Lo invoca:
“Spirito di sapienza, infondi nel mio cuore il gusto delle cose celesti.
Spirito di intelletto, rischiara la mia mente ed arricchiscila di santi pensieri.
Spirito di consiglio, fammi capire le tue ispirazioni e guidami sulla via giusta.
Spirito di fortezza, dammi tanta forza per vincere ogni battaglia.
Spirito di scienza, siimi maestro ed aiutami a mettere in pratica i tuoi insegnamenti.
Spirito di pietà, vieni a dimorare nel mio cuore.
Spirito di timore santo, fa che io non pecchi.
Tu sei il Consolatore, riempi delle celesti grazie il mio cuore”. (Pensieri sapienziali).

Se le persone ricorrevano a Nuccia per avere un consiglio e trovare una consolazione il motivo stava in quella sua capacità, dono certamente dello Spirito Santo, di sapere entrare nel cuore dei problemi dopo essere entrata nel cuore delle persone. Nuccia aveva una capacità empatica di condividere anche emotivamente il vissuto delle persone che si rivolgevano a lei. Queste si sentivano comprese prima ancora di esporre il loro problema. Più che dare indicazioni precise e tecniche, Nuccia invitava le persone a pregare, a confidare in Gesù e in Maria, ad ascoltare la voce dell’angelo, ad aprirsi all’ascolto della Parola di Dio, ad osservare i comandamenti per vivere in grazia. Per quanto le era possibile, Nuccia accompagnava le persone per mano pregando assieme a loro. La soluzione del problema sarebbe venuta da sé. Le persone ritornavano nelle loro case consolate e rafforzate nella fiducia che le loro cose sarebbero andate per il meglio. Molte venivano col livore e ritornavano rassicurate. Tutte sentivano il bisogno di ritornare.

La prudenza in Nuccia era legata alla sua vita di fede. Il suo motto era fare la volontà di Dio. Cercarla e compierla era la cosa più logica, più giusta, più doverosa. “Tutto il resto - diceva - è vanità”.

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