sabato 4 settembre 2010

16 - L'UMILTA' DI NUCCIA


Nuccia aveva la solida convinzione che lei, pur essendo una piccola serva del Signore, aveva una ricchezza enorme da dispensare agli altri. Dio l’aveva eletta e lei si sforzava di essere “Suo compiacimento, sua dimora, suo tempio vivente”. La sua umiltà non le impediva di considerarsi ricca di grazia per la benevolenza del Signore. Non indulgeva, perciò, in termini che potevano esprimere depressione, tipo “Sono un verme di terra, sono niente…”, ma usava termini che esaltavano la vita come dono meraviglioso da accogliere e da realizzare in pienezza. L’umiltà di Nuccia era soprattutto riconoscimento che tutto è dono, tutto è grazia di Dio. La sua vita, pertanto, doveva essere una risposta al dono di Dio: un canto di magnificat e di alleluia.

Nel messaggio 'Contro una cultura di morte' Nuccia dice: “…Se tu esisti, se tu ci sei, è perché Qualcuno ti ha voluto, perché tu sei amato, perché sei figlio di Dio. Quale grandezza c’è in te, quale dimensione di eternità! Tu che vivi la tua vita passivamente, nella noia e ti trascini, giorno dopo giorno, pensa che sei prezioso agli occhi del Signore, che ti ama. La vita è bella, la vita è un dono, ama il presente, ciò che stato e ciò che avverrà. Devi amarti e accettarti, così come sei, con il tuo corpo sano o malato, con le tue situazioni. Devi accettare i limiti: limiti di salute, d’intelligenza; accettati, rispettati, chiama il nostro Dio in aiuto. Il mondo ti porta a dubitare di te stesso, ad annientarti, a disperarti! Non ti abbattere. La vita è bella e te lo dice una persona che, da quando è nata, ha come compagna la sofferenza, ma l’amore per Gesù e la sua gioia sono stati più forti della sofferenza. Il tuo cammino non è finito. Lotta, ricordati che è vero che siamo niente, che siamo polvere che il vento disperde, ma se ci immettiamo in Dio, se ci riempiamo del suo respiro, se realizziamo il suo piano, diventiamo portatori di amore, di pace, di gioia. Così aiutiamo noi stessi e gli altri ad amare, a capire, a sopportare, a perdonare. Tutto questo non per uno scopo umano, ma per un premio eterno: il paradiso. Renditi conto che la vita è bella sotto tutti gli aspetti, è importante vivere, è meraviglioso vivere e non devi sprecare neanche un po’ della tua vita. Ogni momento è prezioso per scoprire qualcosa di nuovo, per imparare a vivere. Amate la vita, la vita è Amore! Alleluia”.



L’umiltà di Nuccia era immediatamente percepita dalle persone che la incontravano. Mai fu saccente o arrogante, mai umiliò il povero e l’ignorante. Sapeva, però, sorridere di gusto e con tenerezza di fronte a semplicionerie. Una volta una signora a lei tanto cara le portò una braciola al sugo all’interno di una busta di plastica. Pensando di farle piacere la signora prese la braciola con le mani e gliela mostrò. In quella circostanza Nuccia proruppe in una risata irrefrenabile, senza mancare di rispetto all’amica che aveva avuto per lei il pensiero gentile.

L’umiltà di Nuccia la rendeva paziente, fino all’inverosimile, soprattutto quando telefonavano persone depresse che avevano un enorme bisogno di essere ascoltate. Parlavano, raccontavano a fiume e non si chiedevano come stesse Nuccia, il suo respiro, la sua posizione. E Nuccia le giustificava: “Avevano bisogno di essere ascoltate”.

Un pensiero sapienziale di Nuccia su un foglietto recita: “L’umiltà disarma Dio, rende l’anima dolce, mite, paziente, calma, serena, docile, rassegnata, compassionevole, senza tristezza, senza stanchezza”.
Anche per l’umiltà, come per tutte le altre virtù, vale la stessa riflessione: Nuccia era umile perché voleva conformarsi a Cristo che si è fatto umile e obbediente al Padre fino alla morte e alla morte di croce e che si è fatto Servo di tutti. Anche Nuccia, come Gesù, si faceva tutta a tutti, ma soprattutto era tutta di Dio. Maria, l’umile serva del Signore, era il suo modello e la sua mammina.


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