sabato 11 settembre 2010

22 - ACCANTO AL CROCIFISSO

 



















 


Avendo ottenuto le necessarie autorizzazioni, sia civili che religiose, i resti mortali della Serva di Dio Nuccia Tolomeo il 1 novembre 2010 sono stati collocati nella cappella del Crocifisso della chiesa del Monte in Catanzaro. Questa scelta è stata motivata dalla constatazione che Nuccia ha vissuto tutta la vita sempre in comunione con Gesù Crocifisso, di cui è stata un’icona luminosa. E il suo messaggio continua ad essere un canto di lode alla croce. Il progetto della nuova tomba, redatto dall’Ingegnere Massimo Rubino, consiste in un monolite, posto al centro della cappella, a indicare il luogo dove sono riposte le insigni reliquie.


 











Ecco alcuni scritti di Nuccia in cui è evidente la centralità del Crocifisso nella sua spiritualità.

1) Nel suo diario-testamento prima del 1980 Nuccia scrive:
“Gesù, mi offro a Te, vittima ai tuoi piedi, fa di me quello che vuoi, voglio essere l’umile tua serva, un tuo piccolo fiore, un lume acceso che arde sempre ai piedi del tuo trono eucaristico. La mia vita deve essere come l’ape che vola di fiore in fiore per succhiare il nettare e portarlo a Te, Gesù, assieme alla mia sofferenza.
…Alla vista della mia vita stroncata, di una vita che non doveva più essere per me che sorgente di amare delusioni, sono stata turbata di abbandonarmi a pensieri spaventosi. Ed allora nel mio prepotente bisogno di amore e di protezione, mi sono rivolta al Crocifisso. Egli comprende ogni cuore martoriato ed ascolta con immensa pietà ogni lamento. Quindi vicina a Te, non mi lamento, non mi annoio, anzi ringrazio l’Amore di avermi crocifissa per amore.
…Le preghiere più belle sono l’ora santa e la via crucis. Al termine dico: ”O Gesù, Tu eri innocente e Ti hanno accusato, eri la perfezione e Ti hanno disprezzato. Sto forse zitta io quando mi accusano? E sono colpevole io; quante volte Ti ho offeso! Toccherebbe a me la morte fatta subire a Te! Aiutami, Signore, ad accettare quella morte e soffrire questa passione. Rendimi umile, dolce e rassegnata. Ho un mal di testa molto doloroso. Guardo Lui coronato di spine e mi unisco a Lui. A volte però la sofferenza è tanta! E’ mai possibile, Signore? Silenzio. La poltrona e il letto mi sembrano più duri. Con sgomento tendo le braccia al Signore e piango… Nello stesso istante scende dalla croce di Gesù la luce e la forza. Mi rassegno. …Se non brucio d’amore, molti morranno di freddo”!

2) Nel suo testamento spirituale Nuccia scrive: “…Desidero consegnare loro il dono più grande della mia vita, la fede, che Tu gratuitamente, Signore, mi hai elargito, per comunicarmi la sapienza della Croce, farmi penetrare e accettare come servizio speciale il mistero del dolore. … La tua potenza d’amore faccia di me un cantore della tua grazia, trasformi il mio lamento in gioia perenne: un inno alla vita, che vinca la morte e sia messaggio di speranza per molte anime tristi… Grazie, Signore, per il dono della vita, grazie, perché mi hai predestinato alla croce, unendomi a Cristo nel dolore e ai fratelli nel vincolo indissolubile dell’amore. …Grazie, Gesù, per aver trasformato il mio pianto in letizia, per esserti costituito mio buon cireneo, mio sposo e maestro, mio consolatore. Grazie per aver fatto di me il tuo corpo, la tua dimora, l’oggetto prezioso del tuo amore compassionevole, delle cure e dell’attenzione di tanti fratelli. Grazie di tutto, Padre buono e misericordioso! Ti lodo, ti benedico e ti ringrazio per ogni gesto d’amore ricevuto, ma soprattutto per ogni privazione sofferta. Voglio ringraziarti in modo particolare per il dono dell’immobilità, che è stato per me una vera scuola di abbandono, di umiltà, di pazienza e di gratitudine, ed è stato per gli amici del mio Getsemani, esercizio di carità e di ogni altra virtù”.

3) In un messaggio autobiografico del 1994 Nuccia offre a Gesù le sue sofferenze dando ad esse un valore sociale, ecclesiale e redentivo:
“Offro a Gesù, per Gesù, momento per momento, tutto il mio patire e lo unisco alle sue sofferenze, a quelle della sua passione, per la conversione dei peccatori, per tutti i giovani, affinché comprendano il vero senso della vita, e per tutti coloro che non Lo amano e non Lo conoscono. Faccio delle mie sofferenze umane un dono di riparazione sociale, affinché nessuno vada perso. Gli uomini, riscattati da Lui a così caro prezzo (il suo sangue!), desidero condurli tutti ai suoi piedi, affinché glorifichino la sua misericordia, che è infinita”.

4) Nello stesso messaggio Nuccia ricorda come lo Spirito Santo, il Consolatore, l’ha aiutata a superare il martirio del cuore:
“La sofferenza mi ha condotto ai piedi della croce e mi ha fatto amare il Crocifisso e la Madonna Addolorata. Gesù e Maria sono stati e continuano ad essere i miei migliori Maestri. Il Consolatore, poi, mi ha dato la forza di combattere e superare lo scoraggiamento, soprattutto quando al martirio della sofferenza fisica si è aggiunto quello del cuore. Infatti, nel calice della mia sofferenza non sono mancate le ingratitudini, i tradimenti, le calunnie e tante altre amarezze da parte di amici e di parenti più cari. Lo Spirito Santo mi ha sempre invitato ad amare e imitare Cristo ed io sono lusingata di vivere le sue stesse sofferenze. Sono sicura che, soffrendo con Cristo, per Cristo e in Cristo, risorgerò con Lui”!

5) In un secondo messaggio autobiografico a Radio Maria del 10 febbraio 1995, Nuccia ricorda come ai piedi della croce di Cristo lei trova pace e, persino, gioia.
“Ho compreso che la sofferenza va accettata e con mansuetudine offerta, perché è dono: tutto è grazia. Gesù e Maria sono stati e sono i miei maestri. Ai piedi della croce, contemplando il Crocifisso con amore, ho sempre trovato la pace, il coraggio di andare avanti. Guardando le sue piaghe, mi sento amata: il mio cuore è avvolto dalla gioia e dal suo calore, e mi sento lusingata di vivere le sue stesse sofferenze, perché ho sempre partecipato e partecipo alla sua passione. In quest’ultimo periodo sono condotta ad una più intensa sofferenza. I miei polmoni non funzionano e la tosse mi strazia. Soffoco. Le mie forze vengono meno, ma dico “fiat” e “grazie”. Gesù è il mio vanto, la mia forza, la mia gioia, la mia pace, la mia vita”!


6) In una preghiera al preziosissimo sangue Nuccia ringrazia il suo Sposo divino: “Grazie, Gesù, infinita Carità, per avermi eletta vittima del tuo amore” per l’umanità sofferente.




Per ulteriori approfondimenti: www.nucciatolomeo.it

1 commento:

Padre Pasquale Pitari ha detto...

Nuccia, meravigliosa creatura, hai dato al dolore un volto di speranza, uniformandoti a Gesù Crocifisso. Presto santa!